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La mozione sulla Corte Penale Internazionale

Questa mattina in Aula ho illustrato una mozione, approvata all’unanimità, che è frutto di un lavoro comune di tutti i componenti della Commissione diritti umani del Senato. 

Chiunque è rimasto profondamente colpito e addolorato dalle morti, dagli episodi di violenza e dalle sofferenze che si sono verificate in Ucraina a seguito dell’aggressione russa.

Bucha, Borodyanka, Kramatorsk, Mariupol, Kharkiv. Città che molti di noi non conosceva ma che sono divenute tristemente note per gli orrori e le atrocità.

Secondo l’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni i morti civili di questa guerra sono ormai ben oltre 4.000. Quando è stato audito in Commissione, il giudice Aitala ha parlato di dieci vittime civili ogni vittima militare. Questo quindi ci dà la misura della situazione: è evidente che i crimini di guerra si stanno pericolosamente trasformando in crimini contro l’umanità perché la popolazione civile è inerme, non è parte attiva del conflitto ma si trova inevitabilmente coinvolta nelle forme più gravi e terribili di violenza.  Per questo sempre di più dobbiamo parlare di sicurezza umana, dobbiamo sforzarci per lavorare per la pace e, nel frattempo, lavorare alla ricerca della verità. Affinché tali atrocità non rimangano impunite e non accadano più.

Non bisogna poi dimenticare le decine di migliaia di donne e uomini in divisa, ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani, che la guerra ha strappato brutalmente ai loro cari.

Proprio per fare luce su eventi di questa portata e gravità è stata istituita la Corte penale internazionale.

Una realtà importantissima, la Corte penale internazionale, che ha visto il nostro paese in prima fila nella sua istituzione e che si è sostanziata nello Statuto di Roma, firmato in Campidoglio a poche centinaia di metri in linea d’aria da qui, il 17 luglio 1998. La Corte ha competenza su genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione. 

Il lavoro svolto dalla Commissione diritti umani sul ruolo, oggi, nell’attuale momento storico, con una tragica guerra in Europa, della Corte penale internazionale, ha riguardato due momenti. 

Il primo ha visto l’intervento in Commissione del Giudice della Corte penale internazionale Rosario Aitala.

Il secondo ha visto la presenza e la testimonianza delll’Onorevole Sottosegretario agli esteri, Benedetto Della Vedova.

Entrambe queste due autorevoli voci hanno dato un contributo importante per capire concretamente quale possano essere la funzione e il ruolo della Corte penale internazionale nell’attuale situazione di crisi e come il nostro paese possa contribuire a sostenere il suo operato. E per acquisire elementi volti a rendere tale istituzione sempre più incisiva e efficace. 

La mozione si sofferma in particolare su tre profili.

Il primo riguarda la necessità di un sostegno finanziario adeguato all’attività della Corte. In questo senso l’Italia sta facendo bene la sua parte. È il quinto contributore al bilancio della Corte ed è puntuale nella erogazione dei fondi, cosa non di seconda importanza. È necessario che il nostro paese continui su questa strada.

Le risorse devono mettere in condizione la Corte penale internazionale di promuovere la sua azione laddove sia necessario.

Altro punto sollevato dalla mozione che mi pare di cruciale importanza: il fatto che lo stupro nei contesti di guerra possa essere riconosciuto non solo come crimine di guerra e crimine contro l’umanità, ma anche come atto di natura genocidaria, evidenziandone in maniera ancor più chiara l’assoluta gravità.

È un punto importante che ancora non vede pienamente concorde la comunità internazionale e che quindi richiede un lavoro. 

Penso che l’Italia abbia tutte le carte in regola per portare avanti un approccio che renda più forte sul piano della giustizia internazionale l’insopportabile tributo di sofferenze pagato dalle donne in occasione di conflitti armati, continuando così allo stesso tempo l’impegno internazionale per la piena attuazione dell’Agenda “Donne, pace e sicurezza”. 

Terzo importante punto richiamato dalla mozione, il ruolo della Commissione istituita dalla ministra Cartabia nella stesura di un codice dei crimini internazionali. È un passaggio che il nostro paese ancora deve compiere, dopo l’approvazione della legge n. 237 del 2012, per dare piena attuazione allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Penso che oggi il Senato possa dare su queste tre questioni un segnale importante e che possa mostrare che sui diritti non ci sono divisioni o identità. 

Serviva un segnale importante da parte della politica perché sui diritti non ci possono essere divisioni o identità ma anzi costituiscono un patrimonio comune di quest’Aula come di tutto il Paese e dell’intera comunità internazionale.