IL TEMA DELLE DISABILITÀ IN COMMISSIONE DIRITTI UMANI

Ieri in Commissione Diritti umani è iniziata una serie di audizioni centrate sul tema delle disabilità, in questo caso inquadrato sul versante degli ausili. Questo il mio intervento rivolto al presidente nazionale della Federazione italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH Onlus), Vincenzo Falabella, audito in Commissione.

Di seguito il link al video completo dell’audizione http://webtv.senato.it/webtv_comm?video_evento=28301

IMMIGRAZIONE: DALLA PROPAGANDA AI FATTI… DOPO 14 MESI DI TWEET, IN 14 GIORNI, SI COMINCIA A PARLARE DI SOLUZIONI CONCRETE

C’è chi pensa all’immagine e ai sondaggi, e chi si occupa dei problemi reali, trattando con tutti gli interlocutori interessati e occupandosi di leggi, procedure e trattati. È sicuramente più noioso di una diretta facebook con i mojito, ma è anche l’unico modo per almeno provare a risolvere qualcosa, senza prendere in giro gli italiani.

Un po’ di numeri. In totale, le imbarcazioni per le quali l’Italia ha aperto delle crisi, da giugno 2018 a agosto 2019, hanno alla fine fatto sbarcare in Italia 1.346 persone, ottenendo che altri Paesi europei si facessero carico di 593 di loro: in sostanza, per ogni 10 persone sbarcate in Italia a seguito di una crisi in mare, l’Italia è riuscita a ricollocarne poco più di 4.

Nello stesso periodo, però, il totale delle persone sbarcate è stato di 15.095, in grande maggioranza arrivi autonomi con “barchini”, per cui non abbiamo potuto chiudere i porti, dovendone dunque consentire lo sbarco senza alcuna negoziazione con gli altri partner europei.

Di fatto, se confrontiamo il numero totale di sbarchi con quello delle “crisi in mare” emerge che il nostro Paese ha aperto crisi e chiesto il ricollocamento solo per il 9% dei migranti sbarcati, e che è riuscita a strappare “solidarietà europea”, cioè promesse di ricollocamento, solo per il 4% del totale degli sbarcati.

Ma a partire dal vertice di Malta di ieri «l’Italia non è più sola» e si inizia a definire il principio che i confini marini di Italia e Malta verso l’Africa sono i confini dell’Europa, con tutto ciò che ne consegue in termini di responsabilità e risorse. Grazie all’impegno del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del neo Ministro degli Interni Luciana Lamorgese, finalmente, in poco più di 14 giorni, si comincia a lavorare seriamente e concretamente sul tema dell’immigrazione.

Il precedente Ministro degli Interni? In 14 mesi la Lega non ha partecipato a 22 incontri istituzionali che si sono tenuti sul tema della revisione del trattato di Dublino. I risultati sono evidenti.

Noi andiamo avanti, siamo abituati a preferire il lavoro ai riflettori e a cercare risultati concreti attraverso la serietà, l’analisi delle possibilità e il dialogo con gli altri Paesi coinvolti: ieri al vertice c’erano i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Malta, i rappresentanti della Presidenza finlandese del Consiglio UE e la Commissione europea.

Certo non siamo ancora alla soluzione definitiva, ma finalmente c’è un primo accordo tra “paesi volenterosi” che, riconoscendo la difficoltà di cambiare le regole europee in senso più solidale, si dichiarano disponibili ad agire al di fuori dei trattati per ricollocare i migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale e sbarcati in Italia o a Malta.

Nel frattempo Di Maio, da Ministro degli Esteri, sta lavorando su altri fronti per una stabilizzazione della situazione in Libia e sui rimpatri. E il lavoro continuerà ad ottobre in Europa, partendo dai principi della necessità del ricollocamento, della rotazione dei porti, dalla dissuasione delle partenze cominciando dal rendere l’Africa un posto sicuro per chi ci vive, dal garantire sicurezza e dignità a chi in Italia lavora e vive avendone diritto, e con la ripresa del controllo internazionale attraverso operazioni ufficiali e coordinate e non “spontanee”.

Il problema è estremamente complesso, chi parla di scorciatoie fa propaganda.

CAMPAGNA DI ASCOLTO NEGLI OSPEDALI MARCHIGIANI: VISITA AL “MADONNA DEL SOCCORSO” DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO, SITUAZIONE DRAMMATICA

Venerdì scorso con il collega Sergio Romagnoli, portavoce M5S al Senato, e col gruppo di lavoro regionale “Marche e Salute” abbiamo effettuato una visita presso l’ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto: continua la nostra campagna di ascolto sulle necessità più urgenti del Sistema Sanitario Regionale. Dopo altri nosocomi marchigiani, ieri abbiamo visitato anche l’ospedale di Senigallia, mentre nei prossimi giorni saremo a Fabriano, Macerata e Urbino.

Presenti anche Mauro Sclavi e Fernanda Marotti, coordinatori di “Marche e Salute”, Peppino Giorgini, consigliere regionale M5S, e l’attivista-collaboratore Tommaso Tondo.

Sono stati incontri costruttivi e concreti, nei quali abbiamo verificato la situazione della struttura sanitaria pensando alle azioni necessarie per migliorare la sanità marchigiana.

A San Benedetto abbiamo incontrato il direttore dell’Area Vasta 5, Cesare Milani, i responsabili amministrativi e sanitari della struttura, primari, medici ed infermieri di vari reparti del nosocomio sambenedettese.

Insieme abbiamo ancora una volta constatato che la situazione del nostro ospedale è drammatica, in un contesto drammaticamente incerto: c’è un costante ed inesorabile calo di risorse economiche, posti letto, servizi e personale. Un’agonia, nell’attesa di una futura riorganizzazione territoriale dai profili nebulosi, portata avanti con totale mancanza di programmazione, annunci ambigui e contraddittori, e sistemi di scelta discutibili, poco democratici e poco trasparenti.

I servizi del nostro ospedale continuano grazie al duro lavoro quotidiano di medici, infermieri, tecnici e di tutto il personale che, con enormi e quotidiani sacrifici, cercano di garantire il miglior servizio possibile in queste condizioni di costante declino.

L’assenza di programmazione è agghiacciante: o qualcuno vorrà raccontarci che i pensionamenti -che giungono al termine di un percorso lavorativo di oltre 30-40 anni -, o l’esponenziale incremento estivo di utenti – ciclo stagionale ricorrente da decenni – sono eventi imponderabili, come un meteorite dal cielo?! Eppure pensionamenti e incremento di utenti estivo non sono gestiti con una corretta pianificazione e la dovuta disposizione economica.

Mentre la politica locale, che ha la responsabilità delle scelte, discute per interessi di clientela e di partito – parliamo di affari da centinaia di milioni di euro -, i cittadini nella difficoltà della malattia perdono qualità, efficienza e sicurezza delle cure.

Le risorse spettanti alla nostra sanità – che pure a livello regionale ne produce, avendo i bilanci in attivo! – sono destinate altrove dalla Regione, e si effettuano interventi inutili e a volte addirittura improbabili discutendo se nel futuro remoto (almeno 20 anni) avremo l’ospedale unico o 3 fantomatiche strutture, mentre l’unica realtà è che il Madonna del Soccorso del presente sta diventando una scatola vuota, in cui si spende per carta regalo e fiocchi, mentre l’ospedale perde pezzi, reparti, attrezzature, primari, medici, infermieri, posti letto, servizi.

FUORI LA POLITICA DALLA SANITÀ: NOMINE E SCELTE POLITICHE, NON PER MERITO, SIGNIFICANO CURE PEGGIORI PER I PAZIENTI

Fuori la politica dalla sanità: è nelle questioni fondamentali che emerge la differenza sostanziale del Movimento 5 Stelle rispetto alle altre forze politiche. Fuori la politica dalla sanità: lo diciamo solo noi del M5S, mentre a destra e sinistra si nutrono di questo sistema, come tristemente documentato per esempio dalle recenti inchieste in Lombardia e in Umbria.

Nomine e gestioni senza meritocrazia e trasparenza, o addirittura con “ricatti” politici tra rappresentanti di diverse forze politiche, significano cure peggiori per i pazienti, e in generale, considerando le malattie a rischio vita e la statistica, meno pazienti salvati dalla morte. I sistemi clientelari sono gravi e dannosi in ogni settore della pubblica amministrazione, nel caso della sanità il danno diventa particolarmente grave, particolarmente evidente, del tutto inaccettabile.

È una battaglia che portiamo avanti da anni a tutti i livelli, con i nostri portavoce nei Comuni, in Regione e in Parlamento, ma chi decide a livello regionale è sordo ed indifferente, con la vergognosa complicità dei rappresentanti “partigiani” del territorio, proni ai diktat di partito anche se a discapito della sanità dei cittadini che dovrebbero rappresentare.

La scelta di fondo è dove mettere le risorse: per migliorare il sistema pubblico o per favorire i privati. E purtroppo le Marche non fanno eccezione nell’orientamento favorevole ai privati. La competenza della sanità è regionale, per cui gli sforzi del Governo nazionale nel potenziare gli investimenti saranno sempre annullati da politiche regionali scellerate.

Per questo, dopo aver segnalato il tutto al ministro Grillo, l’obiettivo prioritario è allontanare quanto prima dalla gestione della sanità chi la considera una torta da spartirsi e non un servizio costituzionalmente riconosciuto, oltre che di fondamentale, letteralmente vitale, importanza per i singoli cittadini e per l’idea stessa di Stato civile. Per altro i sospetti su queste gestioni sono oggetto di indagine da parte delle procure marchigiane, umbre e di tutte le Regioni che adottano il sistema attuale.

Loro continuano, ma noi non ci fermiamo, sempre più confortati dai molti cittadini e comitati che stanno finalmente realizzando quanto sta avvenendo sulla nostra pelle.

INCONTRO SULLE PRIORITÀ PER LO SVILUPPO DELLA RETE FERROVIARIA

Ieri mattina, nel Palazzo Raffaello della Regione Marche ad Ancona, ho partecipato, col presidente della Commissione lavori pubblici e comunicazioni Mauro Coltorti e col nostro portavoce in consiglio regionale Gianni Maggi, a un importante incontro tra parlamentari nazionali, presidente della Regione Marche e consiglieri regionali per discutere delle priorità nello sviluppo e miglioramento della rete ferroviaria nella nostra regione.Un obiettivo fondamentale è spostare quanto più possibile il traffico dal gommato al ferro per assicurare un servizio pubblico efficiente e che rispetti la sicurezza ambientale. In concreto si parla di: 1. raddoppio della tratta PM 228 Albacina sulla Linea Orte – Falconara (costo stimato 77,6 milioni di euro); 2. elettrificazione della tratta Macerata – Albacina (70 milioni di euro); 3. la soppressione di circa 70 passaggi a livello su tutte le linee; 4. avvio degli studi di fattibilità per l’arretramento della ferrovia adriatica, 5. linea trasversale centrale “ferrovia dei due mari nel tratto Ascoli Piceno – Antrodoco.Al termine della seduta ho inoltre raccomandato il potenziamento delle fermate su tutta la costa marchigiana, obiettivo cruciale per il cui conseguimento debbono impegnarsi tutte le istituzioni, oltre al potenziamento dei servizi per disabili nelle stazioni, in particolare per quelle ancora carenti degli ascensori per l’accesso ai binari.