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Pnrr: al via gli avvisi per la transizione digitale delle scuole

Scuole più digitali, moderne ed efficienti. E’ per rispondere a questi obiettivi che sono partiti i nuovi avvisi per la transizione digitale di oltre 8mila istituti scolastici italiani previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

Gli istituti, riferisce il ministero dell’Istruzione, possono ora candidarsi sulla piattaforma PA digitale 2026 (https://padigitale2026.gov.it) e richiedere i contributi necessari per migrare i propri servizi sul cloud e aggiornare o dotarsi di nuovi siti web. Le risorse, previste dal Pnrr e messe a disposizione dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del consiglio dei ministri in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, sono complessivamente 95 milioni di euro: 50 milioni sono destinati alla migrazione sul cloud, altri 45 milioni sono dedicati ai siti web. 

Dalla pubblicazione dell’avviso in poi sono previste delle finestre temporali di 30 giorni al termine delle quali il Dipartimento provvederà a finanziare le istanze pervenute nel periodo di riferimento. 

L’obiettivo degli avvisi è di sostenere, da una parte, la migrazione di un numero minimo di servizi verso infrastrutture e soluzioni cloud qualificate per garantire servizi affidabili e sicuri, in coerenza con quanto definito all’interno della Strategia Cloud Italia, e dall’altra realizzare o aggiornare il proprio sito web grazie all’uso di un modello standard che migliorerà le esperienze digitali di genitori, studenti e dell’intera comunità scolastica. 

Questi fondi sono preziosi perché vanno nella direzione di sostenere la scuola nel processo di ammodernamento, di potenziamento e semplificazione del lavoro delle segreterie, velocizzazione delle comunicazioni con le famiglie, e trasparenza. 

Giovani: è tempo di cambiare strategia

Secondo un sondaggio di Istat sul Benessere equo e solidale 2021, l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di giovani (15-29 anni) che sono inattivi: non studiano, non lavorano e neanche cercano un impiego. Il 12,7% dei giovani esce dal sistema dell’istruzione e formazione senza aver conseguito un titolo di studio e non va meglio a chi invece completa il ciclo di studi fino alla laurea. Per loro non ci sono opportunità adeguate. Secondo l’indagine Istat quindi, i lockdown e le restrizioni non hanno impedito ai giovani di emigrare all’estero o di lasciare il Sud per il Centro e per il Nord Italia.

Questo, per il Movimento 5 Stelle è sempre stato uno dei temi centrali perché i giovani rappresentano il futuro del nostro Paese e un Governo che non si occupa di questo, ha evidentemente perso la propria ragion d’essere. Serve un cambio di strategia, le politiche giovanili devono diventare una priorità, beneficiarie di interventi strutturali come la campagna NEET Working Tour della nostra Fabiana Dadone.

Ascoltare le richieste dei giovani per trasformare in azione è il primo passo di un processo virtuoso di cambiamento che si basi su investimenti in scuola e università, servizi territoriali per la cultura, sport e tempo libero.

Per offrire un futuro ai nostri giovani occorre anche intervenire sull’occupazione, con sgravi contributivi per agevolare nuove assunzioni di giovani e donne e in questo senso un forte impulso potrà arrivare grazie ai fondi del PNRR.

I tirocini, ad esempio, possono essere un utile strumento per introdurre i giovani al mondo del lavoro ma vanno regolamentati e non utilizzati in sostituzione di contratti di lavoro regolari. Il Movimento 5 Stelle ha elaborato alcune proposte, come la verifica di quanti di questi tirocini si trasformano in contratti di lavoro o la previsione di spazi di coworking gratuiti per i giovani imprenditori e molto molto altro.

Risoluzione per le RSA: gli anziani sono patrimonio di relazioni, la loro cura sia centrale

Approvata all’unanimità una risoluzione sulle RSA. La Commissione Diritti Umani ha lavorato con unità, attenzione e sensibilità. Si tratta di un’iniziativa per la quale mi sono fortemente speso perché sono convinto che non possiamo ma soprattutto non dobbiamo cancellare quanto è successo durante la fase acuta della pandemia.

Il documento impegna il Governo ad adottare politiche in favore delle persone anziane con approccio innovativo, tenendo conto del loro patrimonio relazionale quale principale veicolo di tutela e di rispetto della dignità; l’obiettivo è anche quello di favorire l’attivazione di servizi di prossimità che permettano alle persone anziane di continuare a vivere nelle loro abitazioni, centri diurni per l’assistenza agli anziani, servizi di accompagnamento costanti, misure di incentivazione del co-housing e molto altro.  Si chiede al governo anche di monitorare le condizioni delle RSA e a rendere facilmente consultabili i dati.

I decessi hanno travolto i più fragili e addolorato i loro familiari, è esploso davanti agli occhi di tutti un mondo, quello degli anziani e delle loro cure che deve essere al centro dell’agenda politica di ogni partito politico. Con questa risoluzione vogliamo prima di tutto cancellare abusi e pratiche indegne, valorizzare le buone pratiche. Vogliamo che il sistema delle RSA sia trasparente e valutabile, perché gli anziani sono patrimonio della nostra comunità, perno vivo e pulsante di ogni società che si dica civile. Sono memoria e allo stesso tempo traccia per il futuro di ogni territorio. In questo risiede l’importanza di questa risoluzione.

Gli anziani devono ritornare ad essere il punto di contatto sì delle cure migliori, ma anche del tessuto sociale attraverso la massima diffusione territoriale di strutture, anche piccole, che permette la radicazione e non lo sradicamento. C’è necessità quindi che le cure e l’attenzione degli anziani, dei più fragili, non sia profitto di pochi ma ricchezza di ogni comunità.

Mi auguro che questo lavoro dia impulso a tenere la memoria viva e l’attenzione massima verso chi ha contribuito e contribuisce al benessere materiale e morale di ogni famiglia. Siamo molto soddisfatti del raggiungimento di questo importante traguardo, abbiamo lavorato tutti con determinazione, in un lavoro di gruppo che ha coinvolto tutte le forze politiche, segno evidente della comune attenzione e sensibilità su questo tema.

Per ulteriori informazioni, leggi qui la Risoluzione RSA.

 

 

Giornata della Terra: qualche buona pratica per fare la differenza

Anche quest’anno celebriamo, insieme ad altri 192 Paesi, la Giornata della Terra.

Si tratta della più grande manifestazione ambientale a livello mondale, ma soprattutto rappresenta un’occasione per ricordare quanto il nostro Pianeta abbia bisogno di attenzione e cure. 

È infatti sempre più fragile e gli eventi meteorologici, ma non solo, ci stanno sempre più richiamando ad invertire la rotta. È chiaro che non basta celebrare una giornata perché il cambiamento avvenga, ma bisogna impegnarci nel quotidiano, ciascuno nel nostro piccolo. Ogni giorno dobbiamo ricordare che la Terra è la nostra casa e che come tale, dobbiamo preservarla, tenerla pulita e accogliente per le future generazioni. 

Il M5S ha da sempre a cuore i temi dell’ambiente e della sostenibilità. Il primo passo è stato l’inserimento della tutela dell”ambiente e degli animali in Costituzione, e l’introduzione di alcune misure, come il Superbonus, che hanno proprio l’obiettivo di perseguire la via della transizione ecologica. 

Ma oggi voglio fare di più: vi propongo qualche buona pratica per fare la differenza.

  1. Evita di stampare
  2. Quando vai a passeggio o a correre e ti imbatti in rifiuti, raccoglili
  3. Cambia il tuo stile alimentare prediligendo cibi vegetali
  4. Sostieni l’educazione ambientale
  5. Calcola la tua carbon footprint
  6. Calcola il tuo consumo di plastica
  7.  Quando vai a fare la spesa, scegli borse riutilizzabili e non sacchetti di plastica
  8. Fai compost con l’umido
  9. Usa utensili, piatti e posate riutilizzabili
  10. Scegli cibo senza pesticidi
  11. Scegli di comprare prodotti locali, ancor meglio se a chilometro zero direttamente dall’allevatore o dal contadino
  12. Non comprare bottigliette di plastica, usa le borracce
  13. Prediligi prodotti in vetro o in carta
  14. Usa prodotti per la pulizia domestica ecosostenibili

DL Energia: tutte le misure del Movimento 5 Stelle

Dopo il via libera alla Camera del Dl Energia, dove è stato approvato con 323 voti a favore e 49 i contrari, ora il testo del Decreto legge passerà al Senato. Con il nostro impegno, abbiamo potuto inserire misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale, una vera urgenza che si è acuita dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Non solo, abbiamo inserito provvedimenti per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali. Il decreto prevede anche misure per l’efficienza energetica e la riconversione, nonché altri interventi a favore delle imprese e delle utenze domestiche.

Ma cosa prevedono gli emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle?

 

  • Via libera ai pannelli sui tetti

L’installazione di impianti termici e fotovoltaici sui tetti degli edifici nei centri storici sarà considerata alla stregua di un intervento di manutenzione ordinaria. Quindi, non è necessario chiedere né attendere permessi, autorizzazioni o altri atti amministrativi di assenso. Sono esclusi dall’automatismo gli edifici riconosciuti come di particolare pregio o valore storico, sui quali però si potranno installare pannelli integrati nelle coperture non visibili dagli spazi pubblici esterni e dai punti di vista panoramici, ad eccezione delle coperture i cui manti siano realizzati in materiali della tradizione locale.

  • Semplificazioni in aree idonee

La nuova norma semplifica le procedure autorizzative per l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici e delle opere connesse all’installazione nelle aree idonee: per potenza fino a 1 MW si applica la dichiarazione di inizio lavori asseverata per tutte le opere da realizzare su aree nella disponibilità del proponente; per impianti di potenza superiore a 1 e fino a 10 MW si applica la procedura abilitativa semplificata; per impianti di potenza superiore a 10 MW si applica l’autorizzazione unica. Le novità si applicherà, su richiesta del proponente, anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della norma. 

  • Più solare sugli specchi d’acqua

Abbiamo previsto l’applicazione della procedura abilitativa semplificata per installare impianti solari fotovoltaici di potenza fino a 10 MW, comprese le opere funzionali alla connessione alla rete elettrica, posizionati in modalità flottante sullo specchio d’acqua di invasi e di bacini idrici, compresi quelli nelle cave dismesse o sui canali di irrigazione. La semplificazione autorizzativa per i pannelli galleggianti non riguarda gli specchi d’acqua di particolare valore paesaggistico o ambientale. 

  • Isole minori senza fossili

Le isole minori non interconnesse con la rete elettrica nazionale dovranno coprire il loro fabbisogno energetico soltanto con fonti rinnovabili, convertendo entro il 2026 gli impianti di produzione energetica alimentati con combustibili fossili.

  • Spinta all’agrivoltaico

Per accedere agli incentivi statali, abbiamo rimosso il vincolo troppo restrittivo del 10% di superficie agricola per l’installazione di impianti fotovoltaici sollevati da terra con possibilità di rotazione e per quelli che adottino altre soluzioni innovative.

  • Repowering semplice per l’eolico

È consentito intervenire per potenziare gli impianti eolici esistenti ricorrendo alla procedura per gli interventi non sostanziali. Si può così incrementare più facilmente la potenza installata, sempre che le ulteriori opere connesse non comportino un aumento di superficie dell’area già occupata.

  • Ecoenergie su spazi di ferrovie e autostrade 

I siti e gli impianti di proprietà di società del Gruppo FS (ferroviari e stradali) e dei gestori delle infrastrutture ferroviarie, nonché delle società concessionarie autostradali, sono considerati potenziali aree idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. I gestori delle infrastrutture ferroviarie possono stipulare accordi di compravendita di energia elettrica da fonti rinnovabili a lungo termine. Inoltre, tra le aree idonee per l’installazione di impianti rinnovabili, sono state incluse anche quelle a destinazione industriale e artigianale, per servizi e logistica.

  • Rendicontazione Arera su taglia oneri 

Con un emendamento M5S al dl Energia si stabilisce che l’Arera (Autorità per l’Energia) dovrà relazionare sull’effettivo utilizzo delle risorse per contenere gli effetti degli aumenti delle bollette di elettricità e gas. In particolare dovranno essere indicate le disponibilità in conto residui trasferite alla Cassa per i servizi energetici e ambientali. È una misura importante perché, in una fase così delicata, va impiegato fino all’ultimo euro disponibile per limitare il caro-bollette.

  • Strategia nazionale contro povertà energetica

Davanti all’incredibile impennata dei prezzi energetici e delle bollette, il Movimento 5 Stelle ha pensato all’emendamento che prevede l’adozione della Strategia nazionale contro la povertà energetica sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio nazionale della povertà energetica (recentemente istituito). Si tratta di una strategia che ha lo scopo di fissare gli obiettivi e le politiche pubbliche di lungo periodo per contrastare la povertà energetica.

  • Semplificazioni per impianti di accumulo collegati a impianti rinnovabili

Estesa la procedura abilitativa semplificata comunale (PAS) – già prevista per gli impianti di accumulo ubicati in aree dove si trovano impianti di produzione di energia elettrica a fonte fossile di potenza inferiore a 300 MW – anche agli impianti ubicati in aree dove si trovano impianti di produzione di energia elettrica a fonte rinnovabile, sempre che tali impianti abbiano il medesimo limite di potenza inferiore a 300 MW, e sempre che, come già previsto per i primi, non comportino estensione delle aree, né variante agli strumenti urbanistici.

Con un emendamento M5S si proroga  al 15 ottobre 2022 il termine entro il quale deve essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate la comunicazione per l’esercizio dell’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, relative ad alcune agevolazioni fiscali, tra cui quelle edilizie, relative ai lavori effettuati nel 2021, dando così più tempo a imprese e istituti finanziari per completare le procedure. 

  • Proroga termini per cessione del credito e introduzione quarta cessione credito 

Prorogati al 15 ottobre 2022 i termini entro il quale deve essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate la comunicazione per la cessione del credito, relativa ai lavori effettuati nel 2021, dando così più tempo a imprese e istituti finanziari per completare le procedure. 

Su questo avevamo instaurato una lunga battaglia e siamo felici che il Governo ci abbia ascoltato. Molto bene anche il passo indietro sulla cessione dei crediti e l’introduzione di una quarta cessione possibile soltanto se diretta a un suo correntista, ma solo dopo aver esaurito le precedenti possibilità di cessione verso altri istituti bancari, innescando così una triangolazione tra istituti bancari non necessaria, non logica, né proficua. Serve una correzione immediata e bisogna prevedere la possibilità di cessione ai correntisti anche prima della quarta. Ci lavoreremo già con il prossimo provvedimento.

  • Uso di sottoprodotti negli impianti di biogas e biometano

Ammessi negli impianti di produzione di biogas e di biometano i sottoprodotti provenienti da attività agricola, di allevamento, dalla gestione del verde e da attività forestale e i sottoprodotti provenienti da attività alimentari ed agroindustriali. Si tratta di un ulteriore tassello per la valorizzazione di tutti i sottoprodotti in chiave circolare. Potremo così conseguire gli obiettivi di sviluppo del biogas e del biometano in funzione delle peculiarità dei territori, sviluppando il massimo potenziale energetico possibile.

Decreto Energia e misure urgenti per il contenimento dei costi

Ha avuto il via libera dell’Aula della Camera – con 323 voti a favore e 49 i contrari – il Decreto legge Energia che introduce misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali. Il decreto prevede anche misure per l’efficienza energetica e la riconversione, nonché altri interventi a favore delle imprese e delle utenze domestiche. Ora il provvedimento passerà all’esame del Senato.

Le risorse messe in campo ammontano a quasi 8 miliardi, di cui circa 5,5 saranno destinati a fare fronte al caro energia e la restante parte invece a sostegno delle filiere produttive che stanno soffrendo maggiormente in questa fase.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato un pacchetto di emendamenti volto a creare le condizioni per accelerare al massimo la diffusione delle fonti rinnovabili. Per esempio, abbiamo semplificato gli iter per l’installazione di impianti fotovoltaici in aree idonee, sugli edifici privati, in aree industriali e su spazi disponibili di ferrovie e rete autostradale. Anche sui sistemi di accumulo energetico si imprime una forte semplificazione autorizzativa. Tra le altre cose, abbiamo esteso la possibilità di realizzare impianti per autoconsumo entro 10 Km dall’utenza di consumo.

Tutte le nostre proposte vanno nella direzione di riconoscere come idonea qualsiasi area in cui l’installazione di pannelli non arrechi danno al paesaggio, agli ecosistemi, alle colture perché l’obiettivo finale è accelerare per venire incontro a tutti i cittadini, lavoratori e imprese che vengono danneggiati quotidianamente dai rincari per le utenze. Come sempre quindi, al centro del nostro operare, c’è la massima attenzione alla tutela dei consumatori. 

Il DL Energia contiene anche alcuni interventi relativi al Superbonus 110%: proroghiamo al 15 ottobre 2022 i termini per la comunicazione della cessione dei crediti da parte delle imprese relativa ai lavori effettuati nel 2021, nonché l’introduzione di una quarta cessione del credito da effettuarsi esclusivamente nei confronti dei correntisti dell’istituto di credito cedente. Un passo in avanti che ora va completato, come già garantito dal Governo, con ulteriori interventi.

Grazie al nostro impegno sono state apportate migliorie che consentiranno all’Italia di fare passi avanti per aumentare la produzione interna di energia e quindi diventare maggiormente autonomo. Il tutto con l’ulteriore conseguenza di rafforzare le relative filiere industriali che creano molti più posti di lavoro rispetto alle corrispondenti fossili, e naturalmente implicano una forte diminuzione dei gas climalteranti che, ricordiamolo, ora come ora sono generati al 75% proprio da tale filiera.

Cosa prevede la legge sul lavoro agile?

Il testo unificato per la disciplina del lavoro agile, o smart working, è all’esame della Commissione Lavoro alla Camera dei deputati. Il provvedimento interviene introducendo misure volte alla promozione di tale modalità di esecuzione della prestazione lavorativa – anche con la previsione di agevolazioni tributarie e contributive – e modificando la disciplina attualmente vigente (dettata dalla Legge 81/2017) per adattarla ai cambiamenti dettati dalla pandemia.

Ecco, per punti, cosa prevede il testo

1) il provvedimento disciplina il lavoro agile come modalità di esecuzione della prestazione lavorativa nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, effettuata su base volontaria, con forme di organizzazione per fasi e cicli e con l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa da remoto. I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale disciplinano: 

 a) la responsabilità del datore di lavoro e del lavoratore per quanto attiene alla sicurezza e al buon funzionamento degli strumenti tecnologici; avranno diritto alla priorità per l’accoglimento della richiesta di lavorare in smart working i seguenti soggetti: dalle lavoratrici e dai lavoratori nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità e di paternità; dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità; dai lavoratori aventi diritto alla cosiddetta “legge 104”; dai lavoratori che svolgono funzione di caregiver familiare;

b) l’equiparazione del lavoratore che svolge la propria attività lavorativa in modalità agile con il personale operante in presenza ai fini del trattamento economico e normativo, del diritto alla salute e alla sicurezza sul lavoro, nonché dello sviluppo delle opportunità di carriera e crescita retributiva, del diritto alla formazione a all’apprendimento permanente e alla periodica certificazione delle relative competenze;

c) il diritto a usufruire delle ferie e dei permessi, con le modalità previste dalla legge e dai contratti collettivi;

d) il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche, dalle piattaforme informatiche e da qualsiasi strumento e/o applicativo di comunicazione.

Il datore di lavoro, per poter accedere a misure di sostegno, promozione ed incentivazione, e ad ogni altra iniziativa in favore del lavoro in modalità agile dovrà applicare trattamenti non inferiori rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di categoria stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nonché il rispetto dei diritti e delle garanzie. Gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato sono applicabili anche qualora la prestazione lavorativa sia resa in modalità agile.

2) il provvedimento prevede che l’accordo relativo alla modalità di lavoro agile sia stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova come un regolare contratto di lavoro. L’accordo può essere a termine o a tempo indeterminato; in tale ultimo caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a 30 giorni. In presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, o senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato. La mancata promozione delle procedure per la stipulazione degli accordi costituisce condotta antisindacale.

3) il lavoratore, sia in modalità ordinaria, sia in modalità agile, è sempre titolare del diritto soggettivo alla disconnessione da intendersi come il diritto di estraniarsi dallo spazio digitale e di interromperne la connessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche in proprio possesso, senza che questo possa comportare effetti negativi di natura disciplinare o decurtazioni retributive. Il diritto di disconnessione è sempre opponibile al datore di lavoro durante il periodo di riposo.

4) il provvedimento inoltre istituisce un apposito Fondo e vengono istituiti: corsi di formazione e aggiornamento di livello operativo presso gli istituti secondari di secondo grado e gli istituti professionali; corsi di aggiornamento sull’innovazione tecnologica, presso enti e istituzioni di formazione.

5) alle imprese che effettuano, entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, investimenti in strumenti informatici di ultima generazione, destinati ad agevolare le attività in modalità agile, viene riconosciuto un credito d’imposta nel limite di spesa di 30 milioni di euro per il triennio 2022-2024. Inoltre, al fine di promuovere il lavoro agile, dal 1 gennaio 2022, per i rapporti di lavoro eseguiti in modalità agile ai sensi dell’articolo 1, si applica la riduzione pari all’1% dei premi assicurativi a carico del datore di lavoro, dovuti all’INAIL.

6) il provvedimento istituisce il Fondo per la promozione del lavoro agile con una dotazione pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022;

7)  il Ministero del lavoro e delle politiche sociali raccoglierà le buone prassi realizzate nell’ambito dell’attivazione del lavoro in modalità agile e ne diffonderà la conoscenza attraverso il proprio sito internet istituzionale. Mentre i datori di lavoro possono usufruire della consulenza di uno degli Innovation Manager iscritti all’Albo degli esperti in innovazione tecnologica istituito presso il Ministero dello sviluppo economico.

Per l’approfondimento del provvedimento: https://documenti.camera.it/Leg18/Dossier/Pdf/LA0238.Pdf

Lavoro Agile: qual è la situazione?

Prima della pandemia, i lavoratori italiani in smart working rappresentavano solo il 7% dei lavoratori, contro una media Europa del 17%. Durante le diverse fasi di lockdown, e in particolare la prima, ben 9 milioni di lavoratori hanno lavorato da remoto (dati INAPP).

A marzo 2021, un anno dopo il primo lockdown, l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha stimato che siano stati 5,37 milioni gli smart worker italiani, di cui 1,95 milioni nelle grandi imprese, 830mila nelle PMI, 1,15 milioni nelle microimprese e 1,44 milioni nella pubblica amministrazione.

Chiaramente poi il numero ha iniziato progressivamente a diminuire fino a 4,71 milioni anche se lo smart Dworkin continua ad essere molto diffuso, con una media rispettivamente di 3 o 4 giorni a settimana.

Fra le grandi imprese che hanno definito o stanno definendo un progetto di smart working, il 40% afferma che il progetto non era presente prima dell’emergenza e che è stata la pandemia l’occasione per introdurlo, l’85% fra le Pubbliche Amministrazioni.

Quello che sorprende è l’impatto sulle prestazioni: lo smart working ha migliorato la vita e gli equilibri dei lavoratori, che a loro volta hanno migliorato le loro prestazioni. Questo vale per il 59% delle grandi imprese e il 30% delle Pubbliche Amministrazioni contro rispettivamente il 5% e il 16% che dichiarano un peggioramento. Più incerto e controverso l’impatto su tali prestazioni nelle PMI.

I benefici e le opportunità che derivano dallo smart working riguardano non solo le organizzazioni e i lavoratori, ma anche una maggiore sostenibilità sociale e ambientale. Secondo le grandi imprese, la sua applicazione su larga scala favorisce l’inclusione delle persone che vivono lontano dalla sede di lavoro (81%), dei genitori (79%) e di chi si prende cura di anziani e disabili (63%).

E’ forse scontato affermare che lavorare da casa consente anche di risparmiare tempo e risorse: parliamo di 123 ore l’anno e 1.450 euro in meno per ogni lavoratore che usa l’automobile per recarsi in ufficio, con una riduzione di emissioni per circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, pari all’anidride carbonica che potrebbero assorbire 51 milioni di alberi.

Migliora anche la fiducia e la capacità do delegare dei manager nei confronti dei propri collaboratori, e la loro autonomia.

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio PA, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, lo smart working è considerato un’opportunità per un’amministrazione efficiente e moderna dal 49% degli italiani e un rischio solo da uno su tre. Otto italiani su 10 considerano fondamentali gli investimenti nelle infrastrutture di rete per innovare il Paese; l’86% afferma che il governo dovrebbe investire nella formazione digitale dei dipendenti pubblici.

La legge Salvamare

La Commissione Ambiente della Camera, in sede legislativa, ha approvato alcune modifiche al disegno di legge Salvamare.

Questa legge rappresenta un prezioso strumento di cui potremo disporre per tutelare e ripulire dai rifiuti i nostri mari, laghi, fiumi e lagune. Quando sarà approvata in via definitiva, l’Italia avrà la prima legge nella sua storia volta a tutelare l’ecosistema marino e le acque interne. Inoltre, consentiamo ai pescatori e alle diverse associazioni di settore di raccogliere e portare a riva i rifiuti e conferirli in appositi spazi predisposti nei porti italiani. Questa rappresenta una vera e propria conquista di civiltà, perché ad oggi chi porta rifiuti a riva rischia di essere sanzionato o di pagare come se li avesse prodotti a bordo. Con il Salvamare l’Italia compie un importante passo avanti verso la cultura della cura degli ecosistemi, della riduzione dei rifiuti, del riutilizzo, riciclo e recupero di materia.

La dimensione del problema dei rifiuti in mare e lungo le coste

Quante volte, a ciascuno di noi, è capitato di vedere immagini di vere e proprie isole di rifiuti in mezzo all’Oceano, o di pesci uccisi da plastiche o altro. Tentare, quanto meno, di dare una risposta, nel nostro piccolo, è doveroso e urgente. Le materie plastiche sono le componenti principali dei rifiuti marini, che si stima rappresentino fino all’85% dei rifiuti marini trovati lungo le coste, sulla superficie del mare e sul fondo dell’oceano. Si stima che vengano prodotte annualmente, a livello mondiale, 300 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui almeno 8 milioni di tonnellate si perdono in mare ogni anno. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile indica, nell’Obiettivo 14, quello di “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. 

I numeri dell’emergenza plastica in mare

Ecco alcuni numeri che vi aiuteranno a comprendere la portata del problema e del perché la Legge Salvamare sia tanto importante.

  • Più del 70% dei rifiuti finiti in mare è depositata nei fondali italiani: il 75% è plastica.
  • L’Europa versa in mare ogni anno dalle 150 alle 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche
  • Il 95% dei rifiuti in mare aperto è plastica.
  • Oggi il 90% degli uccelli marini ha nello stomaco dei frammenti di plastica. Nel 1960 erano il 5% e saranno il 99% nel 2050 se non si cambia direzione. 
  • Spesso usata UNA VOLTA SOLA, la plastica rimane in mare: 20 anni per una busta, 50 anni per un bicchiere, fino a 600 anni per un filo da pesca.
  • A causa della plastica, l’impatto economico sul settore pesca in Europa è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro.
  • Se non si cambia rotta, nel 2025 gli oceani conterranno 1 tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà in peso più plastica che pesce. 
  • L’80% della plastica nei mari proviene da fonti terrestri, il 20% da fonti marine come pesca, acquacoltura e trasporto navale
  • L’Italia è il terzo paese del Mediterraneo a disperdere più plastica nel mare, arrivando alla cifra record di 90 tonnellate al giorno e la presenza di rifiuti in mare è una sfida globale che va affrontata con politiche mirate.

Cosa prevede la legge nello specifico?

Con questo provvedimento si introducono le definizioni di “rifiuti accidentalmente pescati” (RAP) e “rifiuti volontariamente raccolti” (RVR), non solo durante campagne di pulizia del mare, dei laghi, fiumi e lagune ma anche mediante sistemi di cattura. 

Si stabilisce che i rifiuti accidentalmente pescati sono equiparati ai rifiuti delle navi ai sensi della direttiva europea e sono conferiti separatamente, in modo gratuito, all’impianto portuale di raccolta. 

I costi di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati sono coperti con una specifica componente sulla bolletta sui rifiuti. Arera dovrà disciplinare le modalità di applicazione di questa nuova componente, rendendola trasparente in bolletta. 

Il Ministero della Transizione Ecologica dovrà avviare un programma sperimentale triennale finanziato con 6 milioni di euro, per il recupero nei fiumi, di rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi.

Misure premiali attraverso un decreto ministeriale del Mipaaf, di concerto col Mite, si adotterà entro quattro mesi dall’approvazione della legge, l’individuazione di misure premiali per incentivare la raccolta di rifiuti da parte dei comandanti dei pescherecci, cui potrà essere assegnato un riconoscimento ambientale attestante l’impegno per il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità dell’attività di pesca. 

Le campagne di pulizia potranno essere avviate su iniziativa dei Comuni e dei soggetti promotori tra cui figurano gli enti gestori delle aree protette, le associazioni ambientaliste, dei pescatori sportivi e ricreativi, di categoria nonché gestori di stabilimenti balneari, onlus, Aps e altri soggetti individuati dall’autorità competente.

Vengono definite norme per la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate, al fine della loro reimmissione nell’ambiente naturale.

La Salvamare prevede attività di promozione nelle scuole di ogni ordine e grado, di attività sulla conservazione dell’ambiente e, in particolare, del mare. Nelle scuole saranno inoltre promosse pratiche di corretto conferimento dei rifiuti e sul recupero e riuso dei beni. Queste attività saranno coordinate con le misure e le iniziative previste nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, e potranno attingere a risorse ad hoc grazie al piano ‘RiGenerazione Scuola’.

Viene istituito un tavolo interministeriale al MiTe al fine di coordinare l’azione di contrasto dell’inquinamento marino; ottimizzare l’azione dei pescatori; monitorare l’andamento del recupero dei rifiuti.

Infine, ogni anni, il ministro dell’Ambiente relazionerà annualmente al Parlamento sull’attuazione della legge. 

 

Inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza

In Commissione Lavoro alla Camera dei deputati è in corso l’esame del testo unificato, votato all’unanimità e frutto della sintesi di alcune proposte del Movimento 5 Stelle volte a favorire l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza di genere.

Oltre a questo, si propone di prevedere interventi di protezione, debitamente certificati dai servizi sociali o dai centri anti-violenza o dalle case-rifugio; inoltre, estende alle donne vittime di violenza di genere le agevolazioni previste per le categorie protette e le inserisce nella predetta categoria ai fini del collocamento obbligatorio al lavoro. I centri per l’impiego, poi, adottano le opportune misure di protezione al fine di garantire la riservatezza dei dati dei soggetti oggetto di protezione.

In particolare la legge modifica il comma 2 dell’articolo 18 della legge n. 68 del 1999, che  stabilisce una specifica quota di riserva – pari all’1% del numero degli occupati per le imprese con più di 50 dipendenti – destinata a specifiche categorie (orfani e coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, dei grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro e dei profughi italiani rimpatriati; estesa poi agli orfani di un genitore a causa di omicidio commesso dal coniuge e a coloro che, al compimento della maggiore età, vivono fuori della famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria).

Col provvedimento, prevediamo uno sgravio contributivo, per un periodo massimo di 36 mesi e nel limite di spesa di 2,5 milioni di euro per l’anno 2022 e di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2023, a tutti i datori di lavoro privati che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, donne vittime di violenza di genere debitamente certificata dai servizi sociali o dai centri anti-violenza o dalle case rifugio.

Perché è importante questa legge?

Nel 2020 le donne accolte dai centri anti violenza Donne in rete contro la violenza sono state oltre 20mila. La maggioranza ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni (54,7% di cui il 26% straniere). Una donna su tre è a reddito zero (32,9%) e meno del 40% può contare su un reddito sicuro. Questi dati sono quindi la conferma di quanto sia necessario supportare e tutelare queste vittime nell’inserimento nel mondo del lavoro nell’ottica di fornire loro prospettive e speranze.