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26 giugno, Giornata internazionale per le vittime di tortura

“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura, a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti”: la tortura è un crimine sancito dal diritto internazionale, presente nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani. Eppure, ancora troppi paesi nel mondo la praticano.

Per questo 26 giugno, Giornata Internazionale per le Vittime della Tortura, voglio proporvi una riflessione su una pratica aberrante, ancora troppo praticata nonostante sia assolutamente vietata dal diritto internazionale in tutto il mondo.

Guerre fra Stati e lotte intestine “giustificano” ancora la tortura e altre forme di trattamento crudele, degradante e disumano.

Le Nazioni Unite hanno condannato la tortura come uno degli atti più vili perpetrati dagli esseri umani sui loro simili. Questa giornata è stata istituita il 12 dicembre 1997, tramite la Risoluzione 52/149 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha proclamato il 26 giugno Giornata internazionale delle Nazioni unite a sostegno delle vittime della tortura.

Un momento per riflettere e per invitare Stati, società civile e singoli individui ad una ferma condanna di tali pratiche e al sostegno convinto delle vittime di tortura e di coloro che sono ancora torturati oggi.

Qual è la situazione in Italia?

L’Italia ha ratificato la Convenzione contro la Tortura nel 1989, con l’impegno a inserire all’interno del  codice penale una norma che individui e punisca il reato di tortura. Reato inserito però solo nel luglio 2017 e punibile dai 4 ai 10 anni.

E nel mondo?

Secondo Amnesty International, in Siria esistono

oltre 30 metodi di tortura: haflet al-istiqbal (“festa di benvenuto”: duri pestaggi, spesso con spranghe di silicone o di metallo e cavi elettrici); dulab (“pneumatico”: il corpo del detenuto viene contorto fino a farlo entrare in uno pneumatico da camion, poi via ai pestaggi); falaqa (“bastonatura”: il classico pestaggio sulle piante dei piedi); shabeh (“impiccato”: il detenuto viene tenuto appeso per i polsi per parecchie ore, coi piedi nel vuoto, e picchiato ripetutamente); bisat al-rih (“tappeto volante”: la vittima è legata a una struttura pieghevole, la cui parte inferiore viene pressata su quella superiore)”.

La tortura è utilizzata anche in Messico, in particolare contro le donne.

“Nello scantinato di una stazione di polizia delle Filippine – racconta Amnesty International –  nel 2014, è stata trovata una “ruota della tortura”, un’imitazione tragicamente fedele della nota “ruota della fortuna”. A seconda di dove si fermasse la ruota, il detenuto poteva essere sottoposto a “30 secondi in posizione pipistrello” (ossia tenuto appeso a testa in giù per mezzo minuto) o a “20 secondi di Manny Pacquiao” (ossia a pugni in faccia, in onore del più famoso pugile filippino) o ad altri metodi di tortura efferati.

Ma accanto alla tortura prevalentemente fisica, si sta affermando una forma di tortura più sofisticata, che non lascia ferite o segni visibili sul corpo ma che devasta la mente, fino a farla impazzire e a rendere non credibile la vittima della tortura. Perché uno degli obiettivi di fondo del sistema della tortura è di non far raccontare alla vittima ciò che le è accaduto. Ecco alcuni dei numerosi metodi praticati nel centro di detenzione statunitense di Guantánamo Bay: esporre un prigioniero a luci accecanti, a musica assordante o a temperature gelide o torride, tenerlo incappucciato per mesi, isolarlo dal punto di vista acustico, costringerlo a rimanere seduto in posizioni scomode per giorni e giorni, negargli il cibo, non farlo dormire, minacciare di morte i suoi familiari, obbligarlo a rimanere nudo di fronte a estranei o ad assistere a spogliarelli di donne”.

La tortura oggi sembra essere il prodotto di studi, di un sistema certosino che ha l’obiettivo di colpire i punti deboli delle vittime. E in fondo quale differenza c’è la tortura fisica e la paura di dover subire la tortura stessa, l’incertezza e la costante angoscia? Entrambe provocano danni, annichiliscono, distruggono identità.

Ma torniamo a noi. La tortura è praticata anche in Iraq, in Egitto (ricordiamo la morte di Giulio Regeni), Uzbekistan,

“Sono passati 34 anni – dice Amnesty International – da quando, il 10 dicembre 1984, l’Assemblea generale ha adottato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Quel testo è rimasto purtroppo un pezzo di carta. Il numero dei paesi che l’hanno ratificato, impegnandosi a prevenire e punire la tortura, è solo di poco superiore a quello dei paesi in cui è praticata”.

Il Movimento 5 Stelle anche nelle Marche unito con Giuseppe Conte

Il Movimento 5 Stelle è fatto da donne e uomini che vogliono cambiare il Paese in cui viviamo e che hanno cominciato a realizzare concretamente questo sogno, sia a livello locale che a livello nazionale, con i Governi Conte I e Conte II, e provvedimenti attesi da decenni o anche completamente innovativi ma fondamentali, come il superbonus, lo spazzacorrotti, il reddito di cittadinanza è tanti altri che per brevità non citiamo.

Da sempre soffriamo il problema dei fuoriusciti o delle uscite scomposte, nei gruppi locali, nei Consigli e soprattutto in Parlamento, e quest’ultima sortita, seppur corposa e guidata dall’ex capo politico, non si differenzia dalle altre: non “scissioni” o addirittura “scismi”, ma uscite che lasciano ampi dubbi sul fatto che queste scelte possano anche essere state fatte per soldi, poltrone, non rispetto delle regole, perchè chi invoca la serietà e le regole le rispetta per primo, e andando a verificare non tutti lo hanno fatto.

Stare nel Movimento non è per tutti, richiede spirito di sacrificio, lavoro, rinunce (a partire dai soldi delle restituzioni), denunce, maturità, pazienza. Si tratta di tutelare gli interessi collettivi, mai di parte, e questo lo facciamo a tutti i livelli, dal Governo al Parlamento, dai Consigli regionali ai Consigli comunali. Il trovarsi contro praticamente tutte le forze politiche, che ancora ci percepiscono come “diversi”, di fatto è una sorta di sigillo di qualità.

Il nostro lavoro, incredibile, di qualità, non “passa” sempre come dovrebbe, si dedica più spazio a presunte imprecisioni formali dello Statuto e in generale ai nostri problemi piuttosto che alle nostre azioni politiche, mentre al tempo stesso si nascondono le condanne per reati gravi e le liti degli altri, mettendo in risalto i teatrini di leader imbarazzanti e/o inconsistenti. Ciò che la politica non dovrebbe essere.

Ma la nostra azione resta la stessa, lavorare e fare scelte per portare beneficio a tutti i cittadini, in primis quelli in difficoltà e non come avveniva da decenni solo per gli amici degli amici. E questo lavoro, a tutti i livelli, richiede resistere alle lusinghe e alle tentazioni che i tanti interessi sanno prospettare: nel Movimento resta solo la gente seria, capace di mettere da parte l’individualismo e pensare davvero al bene comune.

Anche in questo senso questa crisi è un’opportunità: come le altre volte, ci siamo “depurati” di quelli che invece hanno messo altri interessi davanti agli ideali, mentre chi resta dimostra coi fatti che il potere, il conto in banca e la carriera non sono l’interesse primario.

Peccato per chi se n’è andato, da alcuni ce lo aspettavamo, da altri no, ma è sempre preferibile capire chi si ha a fianco, perché il lavoro da fare per migliorare la nostra Italia è ancora tanto e duro, si fa insieme e questo certo non è il momento di fermarsi, anzi: servono perciò persone come quelle che sono rimaste, a partire dal Presidente Giuseppe Conte. 

Ed il lavoro non può che ripartire dai territori, dalle Marche e finalmente dopo anni avremo una struttura territoriale, definita, riconosciuta, capillare, a partire da ogni singolo gruppo cittadino fino a Roma e su questo lavoreremo tutti, insieme, per ripartire con forza e determinazione, la stessa di sempre, perchè chi ci mette la faccia in questi ruoli lo fa perchè ama la sua città, il suo territorio e il suo Paese, senza altri interessi se non il bene comune. Le clientele e il potere fine a se stesso li combattiamo.

Un forte abbraccio a tutta la comunità del Movimento 5 Stelle delle Marche, fatta di volontariato, attivismo e partecipazione civica. Avanti tutta, insieme.

sen. Giorgio Fede

sottosegretario Rossella Accoto

sen. Donatella Agostinelli

sen. Mauro Coltorti

sen. Sergio Romagnoli

on. Maurizio Cattoi

on. Roberto Cataldi

on. Mirella Emiliozzi

on. Roberto Rossini

Marta Ruggeri, consigliera regionale

Lorella Schiavoni, consigliera comunale Ancona

Roberto Ascani, sindaco Castelfidardo

Andrea Marconi, assessore Castelfidardo

Romina Calvani, assessore Castelfidardo

Ruben Cittadini, assessore Castelfidardo

Sergio Foria, assessore Castelfidardo

Amedea Agostinelli, assessore comunale Castelfidardo

Ilenia Pelati, consigliera comunale Castelfidardo

Damiano Ragnini, consigliere comunale Castelfidardo

Francesco Fagotti, consigliere comunale Castelfidardo

Ivana Camilletti, consigliera comunale Castelfidardo

Lorenzo Serenelli, consigliere comunale Castelfidardo

Aurelio Alabardi, consigliere comunale Castelfidardo

Anna Maria Mazzoni, consigliera comunale Castelfidardo

Simone Mazzocchini, consigliere comunale Castelfidardo

Annamaria Frascati, consigliera comunale Castelfidardo

Lorena Angelelli, consigliera comunale Castelfidardo

Bruno Frapiccini, consigliere comunale Falconara

Leonardo Guerro, consigliere comunale Maiolati Spontini, consigliere provinciale

Giancarlo Focante, consigliere comunale Maiolati Spontini

Edda Piergentili, consigliera comunale Montemarciano

Giovina Figliolia, consigliera comunale Monte San Vito

Caterina Donia, consigliera comunale Osimo

Massimo Tamburri, consigliere comunale Ascoli Piceno

Eleonora Camela, consigliera comunale Ascoli Piceno

Mauro Bochicchio, sindaco Castel di Lama

Roberta Celani, consigliera comunale Castel di Lama

Marco Mattoni, consigliere comunale Castel di Lama

Luca Cristofori, consigliere comunale Castel di Lama, consigliere provinciale

Nicola Accorsi, consigliere comunale Castel di Lama

Cinzia Fazzini, consigliera comunale Castel di Lama

Alessandra Manigrasso, consigliera comunale Grottammare

Stefano Fortuna, consigliere comunale Fermo

Simone Vecchi, consigliere comunale Montegiorgio

Moira Vallati, consigliere comunale Porto Sant’Elpidio

Roberto Cherubini, consigliere comunale Macerata

Roberto Spedaletti, consigliere comunale Macerata

Stefano Mezzasoma, consigliere comunale Potenza Picena

Francesco Panaroni, consigliere comunale Fano

Tommaso Mazzanti, consigliere comunale Fano

Giovanni Fontana, consigliere comunale Fano

Angelo Petrella, consigliere comunale Gradara

Francesca Frenquellucci, assessore Pesaro

Claudia Vanzolini, consigliera comunale Pesaro

Lorenzo Lugli, consigliere comunale Pesaro

Mirko Bezziccheri, consigliere comunale Vallefoglia

Marzia Cartoceti, consigliera comunale Vallefoglia

Andrea Lombardo, consigliere comunale Vallefoglia

La mozione sulla Corte Penale Internazionale

Questa mattina in Aula ho illustrato una mozione, approvata all’unanimità, che è frutto di un lavoro comune di tutti i componenti della Commissione diritti umani del Senato. 

Chiunque è rimasto profondamente colpito e addolorato dalle morti, dagli episodi di violenza e dalle sofferenze che si sono verificate in Ucraina a seguito dell’aggressione russa.

Bucha, Borodyanka, Kramatorsk, Mariupol, Kharkiv. Città che molti di noi non conosceva ma che sono divenute tristemente note per gli orrori e le atrocità.

Secondo l’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni i morti civili di questa guerra sono ormai ben oltre 4.000. Quando è stato audito in Commissione, il giudice Aitala ha parlato di dieci vittime civili ogni vittima militare. Questo quindi ci dà la misura della situazione: è evidente che i crimini di guerra si stanno pericolosamente trasformando in crimini contro l’umanità perché la popolazione civile è inerme, non è parte attiva del conflitto ma si trova inevitabilmente coinvolta nelle forme più gravi e terribili di violenza.  Per questo sempre di più dobbiamo parlare di sicurezza umana, dobbiamo sforzarci per lavorare per la pace e, nel frattempo, lavorare alla ricerca della verità. Affinché tali atrocità non rimangano impunite e non accadano più.

Non bisogna poi dimenticare le decine di migliaia di donne e uomini in divisa, ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani, che la guerra ha strappato brutalmente ai loro cari.

Proprio per fare luce su eventi di questa portata e gravità è stata istituita la Corte penale internazionale.

Una realtà importantissima, la Corte penale internazionale, che ha visto il nostro paese in prima fila nella sua istituzione e che si è sostanziata nello Statuto di Roma, firmato in Campidoglio a poche centinaia di metri in linea d’aria da qui, il 17 luglio 1998. La Corte ha competenza su genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione. 

Il lavoro svolto dalla Commissione diritti umani sul ruolo, oggi, nell’attuale momento storico, con una tragica guerra in Europa, della Corte penale internazionale, ha riguardato due momenti. 

Il primo ha visto l’intervento in Commissione del Giudice della Corte penale internazionale Rosario Aitala.

Il secondo ha visto la presenza e la testimonianza delll’Onorevole Sottosegretario agli esteri, Benedetto Della Vedova.

Entrambe queste due autorevoli voci hanno dato un contributo importante per capire concretamente quale possano essere la funzione e il ruolo della Corte penale internazionale nell’attuale situazione di crisi e come il nostro paese possa contribuire a sostenere il suo operato. E per acquisire elementi volti a rendere tale istituzione sempre più incisiva e efficace. 

La mozione si sofferma in particolare su tre profili.

Il primo riguarda la necessità di un sostegno finanziario adeguato all’attività della Corte. In questo senso l’Italia sta facendo bene la sua parte. È il quinto contributore al bilancio della Corte ed è puntuale nella erogazione dei fondi, cosa non di seconda importanza. È necessario che il nostro paese continui su questa strada.

Le risorse devono mettere in condizione la Corte penale internazionale di promuovere la sua azione laddove sia necessario.

Altro punto sollevato dalla mozione che mi pare di cruciale importanza: il fatto che lo stupro nei contesti di guerra possa essere riconosciuto non solo come crimine di guerra e crimine contro l’umanità, ma anche come atto di natura genocidaria, evidenziandone in maniera ancor più chiara l’assoluta gravità.

È un punto importante che ancora non vede pienamente concorde la comunità internazionale e che quindi richiede un lavoro. 

Penso che l’Italia abbia tutte le carte in regola per portare avanti un approccio che renda più forte sul piano della giustizia internazionale l’insopportabile tributo di sofferenze pagato dalle donne in occasione di conflitti armati, continuando così allo stesso tempo l’impegno internazionale per la piena attuazione dell’Agenda “Donne, pace e sicurezza”. 

Terzo importante punto richiamato dalla mozione, il ruolo della Commissione istituita dalla ministra Cartabia nella stesura di un codice dei crimini internazionali. È un passaggio che il nostro paese ancora deve compiere, dopo l’approvazione della legge n. 237 del 2012, per dare piena attuazione allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Penso che oggi il Senato possa dare su queste tre questioni un segnale importante e che possa mostrare che sui diritti non ci sono divisioni o identità. 

Serviva un segnale importante da parte della politica perché sui diritti non ci possono essere divisioni o identità ma anzi costituiscono un patrimonio comune di quest’Aula come di tutto il Paese e dell’intera comunità internazionale.