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M5S, Dipende da noi e Rifondazione Comunista: le proposte per cambiare le Marche

È tempo che nel dibattito sulle prossime elezioni regionali si sposti l’attenzione dalle facce dei candidati, veri o presunti, ai problemi e alle proposte che interessano realmente cittadine e cittadini. Perciò i coordinatori regionali del Movimento 5 Stelle, del Partito della Rifondazione Comunista e del movimento “Dipende da Noi” riaffermano la comune determinazione a dare un contributo di sostanza per segnare una svolta per il governo delle Marche e chiedono a tutti i partiti dell’alleanza progressista un forte e prioritario impegno su questo terreno.

Le Marche hanno bisogno di un governo regionale che si dedichi a generare posti di lavoro creando un coordinamento tra le imprese del territorio e costruendo una rete di servizi per una vera economia di comunità. Una Regione che non resti con le mani in mano di fronte ai processi di deindustrializzazione in atto ma si doti di strumenti che consentano l’intervento finanziario e manageriale diretto per il salvataggio e/o la riconversione delle aziende in crisi con il coinvolgimento dei lavoratori, in particolare nei casi di chiusure per delocalizzazioni.

Poi, la nostra regione ha bisogno di una cura ecologica che tuteli i beni comuni: occorre assicurare che la gestione dell’acqua sia pubblica, partecipata delle comunità locali e sottratta alla speculazione dei privati, che sia bloccato il consumo del suolo, che sia ristrutturato in modo ecologico il sistema dello smaltimento dei rifiuti così come quello delle infrastrutture della mobilità regionale, con una riorganizzazione e un’incentivazione all’uso del trasporto pubblico locale, che sia protetta la biodiversità attraverso la creazione e la corretta gestione di Aree Marine Protette e di nuove Zone di conservazione e protezione in ambito collinare e montano, che sia concreto l’impegno a “decarbonizzare” il territorio, intanto prevedendo la riconversione e lo smantellamento di vere e proprie “bombe ambientali“ a cominciare dalla Raffineria Api di Falconara Marittima, avviando altresì progetti e programmi per le fonti dolci e il risparmio energetico.

Serve poi un piano concreto finalizzato al riequilibrio che superi la frattura tra Nord e Sud delle Marche e quella tra aree interne e aree costiere.

E soprattutto c’è urgente bisogno della ricostruzione della sanità pubblica con l’integrazione sia tra ospedali e medicina territoriale, sia tra servizi sanitari e servizi sociali. Serve la creazione di un tavolo permanente per la sanità e i servizi socio-sanitari composto da esperti e rappresentanti delle categorie coinvolte. Una vera e propria rigenerazione la cui responsabilità politica, quindi il futuro assessorato regionale alla sanità, dovrà essere affidato a chi non ha alcuna responsabilità nel processo pluridecennale del suo smantellamento.

Al tempo stesso è decisivo seguire un metodo di coinvolgimento nella partecipazione di cittadine e cittadini al percorso che sfocerà nel momento elettorale ma che sia anche il preludio di un metodo di governo che strutturi forme permanenti di consultazione delle comunità locali ed adotti tra le stesse realtà politiche che vi concorreranno modalità basate sulla collegialità e sulla condivisione delle scelte.

La propaganda non è utile né ora né in futuro, sono utili il contatto diretto, il confronto sui progetti e le azioni da mettere in campo, l’impegno per rimotivare le persone a credere nelle nuove Marche. Solo lavorando sulle scelte per la regione e sul metodo partecipativo, la figura del candidato alla presidenza della Regione, nell’alleanza progressista, avrà un senso come interprete di questa proposta per il nuovo governo delle Marche.

Per concretizzare questo percorso il Movimento 5 Stelle, il Partito della Rifondazione Comunista e il movimento “Dipende da Noi” organizzano due incontri pubblici sulla sanità e i servizi socio-sanitari. Il primo sarà all’Isola di Chiaravalle domenica 18 maggio alle ore 10, il secondo incontro si terrà domenica 25 maggio alle ore 10 presso la Croce Verde di Porto Sant’Elpidio.

Siete tutti invitati a partecipare!

CATASTROFI NATURALI – SISMA, BOCCIATO NOSTRO EMENDAMENTO PER TUTELARE LE IMPRESE DEL CENTRO ITALIA

La maggioranza ha bocciato l’emendamento del M5S al decreto sulle Polizze Catastrofali. Evidentemente non hanno alcun interesse reale a tutelare le imprese del cratere dall’ennesima ingiustizia.
Nei giorni scorsi, in Aula, è stato discusso e boccato l’emendamento a prima firma di Emma Pavanelli e cofirmato anche da me con il quale si chiedeva che l’obbligo assicurativo previsto dalla legge di bilancio per il 2024 non si applicasse alle imprese ubicate nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, che ancora oggi portano sulle spalle il peso dei danni provocati dal terremoto 2016.
L’obbligo di stipulare polizze contro eventi catastrofali, senza alcun meccanismo di calmieramento dei costi o incentivo economico, rappresenta una vera e propria tassa sulle imprese, un aggravio economico che si aggiunge a una lunga lista di oneri burocratici e fiscali. In particolare, per le imprese del Cratere Sismico del Centro Italia, questo obbligo è semplicemente irricevibile.
Questo sgravio sarebbe dovuto essere proposto dalla Meloni, dal Centro Destra con il Commissario del Sisma Guido Castelli, o dai suoi Presidenti di Regione Acquaroli, Marsilio e Rocca o perlomeno spinto dai loro sindaci, ma non solo lo abbiamo proposto solo noi del MoVimento 5 Stelle , ma loro lo hanno addirittura bocciato.
Ascoltate il mio intervento!

Il caso del 25 aprile ad Ascoli, quando la politica ordina l’identificazione di persone che manifestano principi democratici

 

 

Come mai alla fornaia di Ascoli Piceno che ha esposto un manifesto assolutamente condivisibile nel giorno del 25 aprile, sono state chieste le generalità mentre a Dongo le forze dell’ordine sono state poste a tutela dei nostalgici? Sembra che il governo strumentalizzi politicamente le forze addette al controllo pubblico, un uso di parte, e per la parte sbagliata. È molto pericoloso.

L’ho rimarcato, questo concetto, in Aula in replica alla sottosegretario Wanda Ferro, di FdI, che ha risposto all’interpellanza urgenze presentata subito dopo i fatti di Ascoli Piceno del 25 aprile. 

La risposta della sottosegretario è stata insoddisfacente e vi spiego il perché. Nel manifesto esposto da Lorenza Roiati non c’era nulla di dubbio, nulla da controllare, anzi si tratta di un messaggio che tutti gli italiani dovrebbero condividere, visto che la nostra è una nazione democratica e antifascista. E quando noi parliamo di antifascismo, non lo facciamo per provocare la destra, perché ci sono tantissime persone perbene, di destra, che non hanno problemi a dichiararsi antifasciste e che celebrano il 25 aprile e le ricorrenze della nostra storia democratica.

Il problema insorge quando, con l’equivoco, con i non detti, si creano delle condizioni per cui una minoranza, non democratica, pensa di poter alzare la testa e fare ciò che vuole. Ed è quello che è accaduto anche stavolta. Se ad Ascoli vengono prese le generalità di Lorenza Roiati e a Dongo si radunano centinaia di persone, in camicia nera, nostalgiche del ventennio fascista, che fanno il saluto romano e la polizia addirittura viene impiegata per proteggerle, allora c’è qualcosa che non funziona, ma non nelle forze dell’ordine bensì in chi è al di sopra. Lo stesso dicasi per Acca Laurentia, dove non avviene mai nessun tipo di controllo, o alla cena fascista del 2019 proprio nella provincia di Ascoli. All’epoca c’era il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, l’attuale presidente della Regione Francesco Acquaroli, e diversi politici di FdI oggi anche  consiglieri regionali. E sui menu della cena c’erano le effigi di Mussolini, gli slogan di quel ventennio, fasci littori, aquile. E nessuno ha detto niente a queste 90 persone. 

Poi ho anche voluto rivolgere un messaggio al sindaco Fioravanti: per la prossima volta, sarebbe molto più opportuno e costruttivo se attraversasse i 50 metri che separano Piazza Arringo da quel forno, portando la vicinanza e la solidarietà della città. Senza accampare scuse, senza parlare di cose che non c’entrano, ma solo ringraziando per il messaggio. Se l’avesse fatto, la cosa sarebbe finita lì.